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Ieri schiaffo (però dolce quella mano). Magari, domani bacio ?
“Ti voglio tanto bene!“
Sms stupido che le ho mandato mentre tornavo da una bella serata tra amici in cui c’era anche Lei: avvicinatomi al portone di casa ho sentito la sensazione brutta di una sua lontananza e contemporaneamente quell’attimo di saluto speciale in cui non esiste più spazio, tempo, persone e tutto si ferma.
Tuffarmi ogni volta in questo pozzo di emozioni e di calore mi fa bene: vivo per questo ora, le cose belle e speciali che una serata ti può regalare.
Prendere ciò che ti viene dato e non pretendere nulla. Automatismi integrati del rapporto tra individui: una nuova materia da studiare? Non lo so, voglio solo lasciarmi andare.
Maledetta…estate. Siamo a quasi a Maggio ma sembra Luglio.
Che bello quell’abbraccio di ieri avrei voluto stringerti giusto per un po ma tu scappi sempre, fuggi da me o dai ricordi. Che fretta c’era?
Preferisce gli amici a me, che pure sono stato tutto per Lei, almeno per un periodo. Mi sento esilìato, emarginato: forse ha ragione, non sarà mai più vicina a me come prima, non mi confiderà più nulla. Non prendetemi per patetico, please. Almeno più di quanto non mi senta già ora.
E’ che certe promesse, alcuni buoni auspici quando ci si lascia non li si dovrebbe proprio fare o comunque immaginare: non saprete mai come vi comporterete, i vostri atteggiamenti e l’inevitabile distacco da dimostrare per non contraddire le vostre decisioni.
E’ facile innamorarsi di Lei ha tante cose dentro e spesso escono fuori anche in un interpretazione teatrale: di Lei non sò tutto ma tante cose, tenerezza infinita.
Ritrovare un suo pizzico scherzoso o un suo gesto di gentilezza mi ha fatto piacere ieri ma non deve farmi illudere di nulla: sarebbe più facile se non l’amassi, cerco di soffocare ogni giorno questo sentimento. Per non tediarvi più forse, per non fare male a me stesso, per chiudere questo blog così come l’ho aperto. L’immagine del suo sorriso è qui con me, persa tra mille foto, ben chiara nel mio cuore e nella mia mente.
Posso scrivere i versi che voglio ma lei ora è lontana, dai miei occhi e dalla mia bocca. Prendo la guitar e tiro giù due note.
Non vi sto a raccontare la mia giornata, anzi forse si. Ero stanco, appena tornato da un giro in bike nei giardini paradisiaci a me vicini illuminati dal sole di un aprile stranamente estivo: bimbi pericolosi, mamme preoccupati, primi gelati. E’ curioso come le persone si riuniscano per una causa comune e decidano di combattere unendosi, dando sfoggio alla loro creatività.
Il virtuale di certo non aiuta tutto questo: non parliamo poi di quei programmini di messaggistica istantanea pieni di emoticon e inutilità di vario tipo (magari anche divertenti). Ci penso un milione di volte su prima di cliccare su quell’icona per parlare con Lei: eccola, mi saluta freddamente, inizia a dimostrarmi il suo distacco trattandomi come qualcuno che le ha fatto davvero del male tanto da provare disprezzo.
Dice che non capisco perchè mi dice queste cose e si comporta così: la freddezza, l’indifferenza non serviranno a nulla. Nemmeno i tradimenti e non so perchè; il mio orgoglio si è già posto questa domanda, una volta tempo fa. Nessuna risposta.
Stasera invece pareva più disponibile, due chiacchiere, anche se frivole. Peccato però, maledetto quel “vado,ciao” finale che spezza come lama il ritmo di una canzone leggera. Tenderle la mano, poterla ascoltare è chiedere troppo ?
Due parole, solo due parole vorrei ora da Lei perchè tre forse sarebbero troppe. Farsi odiare non servirebbe a nulla e forse Lei lo sa: perchè sono innamorato, ancora e forse più di prima. Già, l’amo. Accidenti.
L’altro giorno l’ho incontrata. Volevo prendere un caffè con lei, parlarle: a volte non riesco ad esprimere con le parole i miei atteggiamenti, sentimenti e stati d’animo che quindi difficilmente riesco a condividere. Quando l’ho vista ero felicissimo, quasi sorpreso, come se non la conoscessi.
Non sono riuscito a dire ciò che volevo e si è visto dalla caduta di molta parte dello zucchero che c’era nella bustina, sul tavolino del bar: quei granelli erano forse quel poco dell’amore che potrebbe provare ora per me. In parte si sono poggiati come una carezza sul mio jeans.
L’amo ancora è vero: nonostante Lei dica che è così perchè sono “coinvolto” questo non è il termine adatto, giusto. Ogni volta che la vedo è come fosse la prima e non ci fosse stato molto tempo trascorso insieme.
Secondo te esiste una persona che è il “massimo” per te ? L’amore può essere rappresentato in una scala di valori tra affinità, salite e discese ?
Non so se per me tu sei il mio “massimo” e non m’importa di conoscerlo. Tu sei “per me” e basta, ne sono certo, non ho bisogno di alcun diagramma.
L’amore è forse come una curva “gaussiana”: in matematica esiste questa strana ed importante campana fatta di un massimo attorno alla media dei valori misurati. Più la campana è aperta (più esperienze amorose fai) più c’è la possibilità che la media (il tuo punto più alto, il cosiddetto “massimo”) non sia rappresentativo di tanti casi.
Ma l’amore anche se non tende all’infinito non è fatto di numeri, di leggi di probabilità. E’ fatto di tanto zucchero: quello che ora vorrei un po da Lei.
Bella…
E’ il demonio che si è incarnato in Lei
Per strapparmi gli occhi via da Dio, Lei
Che ha messo la passione e il desiderio in me
La carne sa che paradiso è Lei
C’e in me il dolore di un amore che fa male
E non m’importa se divento un criminale
Lei
Che passa come la bellezza piu profana
Lei porta il peso di un’atroce croce umanatratto da “Bella” di Riccardo Cocciante nello spettacolo Notre Dame de Paris
Vorrei cantarle questa canzone, perchè da quando ci siamo lasciati ogni volta che la vedo è più bella: no, non è effetto della dieta ma di quella passione che conosco.
Nacque il primo giorno ed ora torna di nuovo e sempre mi spinge nel crepuscolo solitario dell’amore che non ti posso dare, dimostrare: gettar due braccia intorno al tuo collo sognando ancora.
Come i baci che le darei senza stancarmi.
Come il numero delle persone che ho incontrato stasera: solo una, Lei, è capace di spegnere con uno sguardo tutti i fari di un palazzetto illuminato e gremito.
Non lo sa che l’ho guardata come una visione durante tutta la partita tra un ciaf ed un anello. Che sciocco ! Qualcuno al mio fianco l’avrebbe potuto dire.
Vorrei un solo lettore,Lei,ma forse chiedo troppo. Vorrei poterle leggere dentro come forse una volta sapevo fare.
Questa moleskine è per tutti gli innamorati, quelli che si struggono e che amano. Perchè ci vuole coraggio ad amare,osare per soffrire.
Queste pagine sono soprattutto per me stesso: per ricordarmi ancora una volta che senza di Lei poco ha senso,anche questo piccolo post.

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